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Alberto Garlini

Anno sociale: XIX° (ottobre 2006 - giugno 2007)

Autore: Alberto Garlini
Titolo del libro: Tutto il mondo ha voglia di ballare
Editore: Mondadori
Data, ora e sede dell'incontro:
7 maggio 2007 - ore 18,30
sala ex Corte d'Assise, Palazzo Ducale - P.zza Napoleone, LUCCA
IL LIBRO
La vita quotidiana è fatta di poesia e di dolore. Nei romanzi sempre particolari e variegati di Alberto Garlini, a prevalere è soprattutto la poesia del dolore. I passaggi esistenziali sono misurati su gesti minimi, sulla connotazione spesso disattesa dei sentimenti, sulla casualità dei percorsi umani che attraversano la Storia senza rendersi conto di inciderne la memoria. (...) Garlini, anche nel suo lavoro più recente, Tutto il mondo ha voglia di ballare, tenta con sicurezza di districarsi nei meandri delle esistenze insondabili, di raccontare la storia del nostro recente passato senza riempire la pagina di citazioni pescate ad hoc dalla cronaca, ma limitandosi a sussurrare i ricordi con leggerezza, recuperandoli in un elegante, malinconico disincanto.

(...) Qui troviamo Tondelli, il lungo, sgraziato e ormai mitico Pier che caratterizza tuttora con la sua opera in presa diretta l'edonismo incolore e infruttuoso degli Anni Ottanta, quelli in cui si svolge il romanzo. Che non vuole assolutamente essere una biografia di Tondelli, ma un percorso di esperienze minime in cui anche il giovane scrittore di Correggio trova una sua collocazione ideale e non sempre agevole. Garlini ripercorre innanzitutto quegli anni vacui e fintamente benestanti, anni in cui «l'intero mondo si è espanso ed è diventato enorme in chilometri e piccolissimo in esperienza». Tutto il mondo ha voglia di ballare alla velocità di una musica frenetica, e se Tondelli taglia con disincanto i suoi effimeri traguardi fino alla cruda accettazione della fine prematura, i tre amici Roberto, Riccardo e Chiara hanno creduto davvero di tenerle in pugno, quelle stagioni che li hanno visti crescere e accumulare esperienze, delusioni, astratti furori che sembrano preannunciare la vacuità del decennio successivo, la fine dei sogni. (...) (Sergio Pent, in Tuttolibri)

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